Giovanni Stefano Raffaele MOLLICA (n. 1817), via S. Lucia n. 27, via Marinella - Napoli
Sotto la scuola del padre Pasquale Francesco Nicola 1796–1858 (allievo dell'Istituto di Belle Arti, ex pittore nella Reale Fabbrica Ferdinandea, divenuto poi capo operai dei Giustiniani e nel 1834 in proprio con la ditta "Pasquale Mollica & C.) negli opifici di Antonio e Salvatore Giustiniani e presso la manifattura Del Vecchio, si formò Giovanni Mollica, eccellente pittore di maioliche e modellatore di terrecotte. Intorno al 1842 Giovanni Mollica aprì una propria manifattura in via Santa Lucia n. 27 (domicilio). Inizialmente la fabbrica produsse prodotti simili a quelli delle fabbriche per cui aveva lavorato, percorrendo il filone del neoclassicismo con vasi e piatti attici nei vari stili* (Etrusco – Greco Siculo – Egizio). Giovanni Mollica si sposò con Maria Carolina Rafaelea Agnese Lamanna dalla quale ebbe 4 figli: Maria Concetta (1840. Il 1 settembre 1855 si unirà in matrimonio con Giuseppe Cacciapuoti), Ciro Augusto (24 agosto 1853), Achille Luigi Maria (15 luglio 1855) e Alessandro (1 luglio 1858). Questi accrebbero ancora più lustro al loro nome, con i miglioramenti che introdussero nella lavorazione delle ceramiche. Il padre avrebbe voluto che il figlio Ciro diventasse plastificatore, Achille pittore, e Alessandro tecnico, e in gran parte Giovanni riuscì nel suo intento.
Nel 1865 ottenne dal Reale Istituto d'incoraggiamento di Napoli una medaglia d'Argento per i perfezionamenti dell'Arte Ceramica.
Lavoranti: Francesco Nardone, detto "Cariello" miniaturista e dipintore di maioliche.
INFORMAZIONI VARIE
Nel libro "DE LAVORI ACCADEMICI DEL REALE ISTITUTO D INCORAGGIAMENTO ALLE SCIENZE NATURALI ECONOMICHE E TECNOLOGICHE" del 1864 e 1865 si legge:
"82) Ci sono molti che possono restaurare sino al lavoro del foggiare e tornire ma quando trattasi di mettere sul cotto i lustri e le figure in armonia con l'antico sono ben pochi coloro che vi riescono. In questa difficile maniera di restauro hanno nome il Gargiulo e Giovanni Mollica ed in quella delle terre cotte Paolo Sbani restauratore nel Museo Nazionale.
Sotto la scuola del padre e negli opificii del Giustiniani e del Vecchio formossi Giovanni Mollica che in fra i presenti artisti gode meritamente fama di buono dipintore di maioliche e modellatore di terre cotte. Esso intorno al 1842 aprì industria d'imitazione di vasi Italo Greci di maioliche dei Castelli di Caltalgirone e di Urbino e di terre cotte modellate sui più belli originali del Museo Nazionale. Giovanni Mollica prende ora un posto notevole nell'arte perché è artista atto a condurre siffatti lavori dal principio dell'opera alla fine approntando da sè i colori, i fondenti, le paste e dirigendo la cottura di muffola e di gran fuoco con perizia. Sarebbe solo da desiderare che taluni dei disegni che escono dalle sue officine avessero maggior finito ma il Mollica come gli altri piegandosi alla funesta necessità di produrre a prezzi bassissimi non può pretendere dai suoi lavorieri quella perfezione d'opera che è in ragione composta del merito artistico e del tempo che si pone a compirla. Noi vorremmo che l'abilità del Mollica fosse usufruttuata e che fosse posto in tali condizioni da produrre lavori degni della patria industria. L'arte volge ormai alla china e se coloro che possono ristorarla sapessero quanto è difficile porre in armonia la fusibilità dei colori e delle invetriature, i ritiramenti e dilatabilità delle paste la loro tenacità e durezza, verrebbero presto in questa sentenza, che difficilissime sono le pratiche ceramiche nonostante la semplicità de principii scientifici su cui riposano che pochissimi la possiedono e che questi pochissimi sono da careggiare ora che sono per sparire gli avanzi della buona scuola napoletana."
CURIOSITA'
Nel 1884 la fabbrica di Pasquale Mollica & C. (padre di Giovanni) diretta da Raffaele Gargiulo, produceva vasi Italo-Greci che, per leggerezza, decoro e vernice erano identici a quelli di scavo, tali da ingannare anche esperti conoscitori. Uno di questi vasi, esposto per decenni in Inghilterra, fu riconosciuto quale falso non per le fattezze, ma perché identico, per filo e per segno, ad uno presente nel nostro Museo.

Giovanni Mollica
Marchio impresso in pasta

Mollica
Giovanni Mollica
Marchio impresso in pasta

Giovanni Mollica
Santa Lucia n-27.
Marchio dipinto

Fabbrica Mollica e Figli
Marchio dipinto

Mollica
Marchio dipinto

Albumina “523. Terre-Cotte Dalle Statue Del Museo Di Napoli”
con timbro sul retro della
Bibliothèque G. Trapanzalis
Riproduzioni in Terracotta delle statue del Museo borbonico, esposizione della manifattura
(Collezione privata V. Coppola)


Coppia di Piatti a figure rosse, nello stile “Etrusco”*
Marchio impresso
Giovanni Mollica
1845 ca
(Collezione privata V. Coppola)

Anfora Apula a figure rosse, nello stile all'Etrusca*
Giovanni Mollica
(Attribuito)
1840 circa
(Collezione privata - V. Coppola)

Coppia di Anfore Campane in miniatura (11.5 cm) con decori "Etruschi"*
Giovanni Mollica
(Attribuite)
1850 ca
(Collezione privata - V. Coppola)
*Luigi Mosca nel libro “Napoli e l’Arte Ceramica dal XII al XX secolo” distingue così le ceramiche con decori attici imitanti i vasi di scavo:
"I vasi a fondo bianco con disegno in nero, secondo la maniera egiziana; quelli a fondo nero co' disegni rossastri, che dicono all'etrusca e quelli a fondo rosso istoriati in nero cioè i greco-sicoli."